martedì 16 settembre 2008

Animalismo Ultras - Michele Serra

La riapertura del campionato di calcio italiano è l'evento più atteso dell'anno per zoologi e naturalisti di tutto il mondo, che scendono nel Belpaese armati di binocolo con la certezza di poter studiare da vicino, nel loro ambiente naturale, i più numerosi branchi di ultras del pianeta. Divisi in sottospecie (il panzone buzzurro, il magretto nevrastenico, il nazista rionale, il trucido stagionato, il ragioniere frustrato, eccetera), gli ultras italiani appassionano gli studiosi per la natura straordinariamente composita del loro comportamento: migrano come gli gnu, si nutrono come i varani inghiottendo panini dell'autogrill interi e completi di tovagliolini di carta, rosicchiano le poltrone dei treni come i ratti, si espongono nudi alle intemperie come i trichechi, sudano come il mulo, si ammassano a migliaia in spazi minimi come le termiti, mostrando le natiche in segno di sfida come il mandrillo, scrivono e leggono solo in stampatello come Alberto Tomba. La loro scatola cranica è di dimensioni simili a quelle di homo sapiens, ma il cervello, di dimensioni ridotte, galleggia in una sospensione gassosa formata da vapori di birra, pregiudizi razziali e titoli di studio polverizzati. La loro presenza sul pianeta è oggetto di un animato dibattito: secondo alcuni gli ultras sono l'anello mancante, secondo altri il frutto dell'esperimento di uno scienziato pazzo che voleva creare la razza perfetta incrociando uno spacciatore napoletano e un assessore veronese, secondo altri ancora sono la smentita vivente delle teorie evoluzioniste: ogni successiva generazione di ultras compie infatti notevoli passi all'indietro nella scala evolutiva, come si può constatare leggendo gli striscioni, scritti sempre più grossi e contenenti cazzate sempre più evidenti. Chiuso in laboratorio con striscioni bianchi e un pennarello, un giovane esemplare maschio di ultras, Beppe, ha tracciato scritte contenenti le sole due parole a lui note, 'onore' e 'infami', in tutte le combinazioni possibili. Poi ha cominciato a scrivere solo aste e quadratini.
Poi a soffiarsi il naso nello striscione. Infine, ha mangiato il pennarello. Nonostante il grande interesse scientifico della specie, la presenza degli ultras nel territorio, allo stato brado, fa discutere. Gli animalisti sono convinti difensori degli ultras, ma creano disastri introducendosi di notte nei laboratori e liberandoli dai gabbioni: distante dalle fonti di cibo (l'autogrill) e separato dal branco, l'ultras non è in grado di provvedere a se stesso e soprattutto, in mancanza di nemici, si accoltella da solo seguendo il suo istinto. Un altro problema è costituito dalla vista esclusivamente frontale: abituato a fronteggiare la curva nemica, l'ultras, in qualunque situazione, punta diritto davanti a sé. Lo sa bene il personale carcerario, che quando libera un ultras deve avere l'accortezza di farlo uscire dalla parte del carcere orientata verso il suo domicilio, perché l'animale comincia a correre verso l'orizzonte urlando e minacciando un punto X situato sempre frontalmente. Tra i provvedimenti allo studio del ministero degli Interni: il lancio di quarti di bue in curva, mediante catapulte, per rabbonire i branchi più inferociti. Il recupero sociale avviando gli ultras verso attività meno pericolose, per esempio scippi e rapine. L'affidamento ai principali circhi europei, con domatori particolarmente energici, o ad appositi parchi zoologici a forma di curva dove i visitatori potranno nutrire gli ultras lanciando mele e noccioline. Infine, l'inserimento nel campionato italiano della Dinamo di Novosibirsk: seguendo la squadra in trasferta molti ultras, a torso nudo anche d'inverno, non riuscirebbero a fare ritorno.

L'Espresso, 5 settembre 2008

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