martedì 21 luglio 2009

Il lamento del prepuzio (pagine 1-156)

Ho incipiato tre giorni fa questo libretto di Shalom Auslander (sì, un ebreo, adoro gli scrittori ebrei).
E, come spesso capita agli scrittori ebrei, è terribilmente incazzato con il suo Dio.
Mi racconta della sua adolescenza in una famiglia ebrea difficile, kosher fin nel midollo.
Una famiglia - e un Dio - dalla quale cerca in tutti i modi di prendere le distanze, pur se sotterrato sotto tonnellate di sensi di colpa. Ed è così che il giovane Shalom si ingolla di cheeseburger e milkshake di McDonald's: il massimo del non kosher. Il senso di colpa: ecco il vero protagonista del romanzo. Almeno fino a pagina 156.
Me lo aspettavo sinceramente più divertente. Insomma mi aspettavo un romanzo à la Barney, per intenderci, e sono un pò delusa.

Situazione di lettura.
In tram. La signora seduta alla mia sinistra serra fra le mani la sua borsetta di Nonna Papera, dovessero rubargliela, la sua borsetta. Nelle orecchie No line on the Horizon, U2. Di fronte una ragazza con una cartella portadocumenti: "Università di Milano: Modulo di rinuncia agli studi". Bene, un'altra che molla e che si prepara a un futuro da velina (o da casalinga). In metro. Un tipo in camicia hawaiana e le note di Magnificent per un attimo mi fanno credere di essere nel tube di New York. Ma è solo un attimo.